Relazione del titolare della Cattedra “P. McInnes” 2019-20: P. Hyacinthe Destivelle, O.P.

Relazione del titolare della Cattedra “P. McInnes” 2019-20: P. Hyacinthe Destivelle, O.P.


A causa della pandemia, abbiamo dovuto annullare il raduno all’ Angelicum.  Non abbiamo nemmeno potuto ascoltare il titolare della cattedra P. Hyacinthe Destivelle, O.P. L’intervento che avrebbe fatto sull’Ecumenismo e su Giovanni Paolo II sarà distribuito su richiesta: development@pust.it

The Ecumenical Legacy of Saint John Paul II:
A Providential Vision of Christian Division, a Prophetic Vision of Christian Unity

Intervento dal titolare della Cattedra di P. McInnes 2019-20: P. Hyacinthe Destivelle, O.P.

Leggi la presentazione QUI (presentazione nel inglese)

 

Intervista con P. Hyacinthe, tradotto dall’originale nell’Angelicum Magazine (legge originale in inglese nell Angelicum Magazine QUI – pagina 7)

P. Hyacinthe, come titolare della cattedra di P. Val McInnes per il 2020, potrebbe presentarsi brevemente?

Sono un sacerdote domenicano francese della Provincia di Tolosa. Dopo la mia ordinazione nel 2001, il mio ministero è sempre stato legato alla questione dell’unità dei cristiani, prima come direttore del Centro Ecumenico Istina di Parigi, poi come parroco a San Pietroburgo, in Russia, e negli ultimi sette anni come officiale del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani in Vaticano. Dall’anno scorso sono anche direttore dell’Istituto di Studi Ecumenici dell’Angelicum.

Ci vuole dire qualcosa del suo lavoro in Vaticano?

Per cinque anni sono stato incaricato dei rapporti con le Chiese ortodosse slave (soprattutto con il Patriarcato di Mosca), e negli ultimi due anni ho lavorato con le Chiese ortodosse orientali – cioè con le Chiese copta, armena, siriaca, etiope e malankaresi. Queste Chiese erano considerate in passato come “pre-calcedonesi” perché avevano rifiutato le definizioni cristologiche del Concilio di Calcedonia nel 451. Grazie al dialogo teologico riconosciamo oggi che cattolici e ortodossi orientali hanno la stessa fede cristologica, anche se espressa in modi diversi. Il mio ruolo è quello di seguire il dialogo teologico con queste Chiese in qualità di co-segretario e anche di supervisionare le relazioni fraterne della Chiesa cattolica con loro.

Può dire qualche parola sul nuovo Istituto di Studi Ecumenici dell’Angelicum?

Questo Istituto è stato fondato l’anno scorso con il patrocinio del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. È erede di una lunga tradizione di studi ecumenici all’Angelicum, segnata dalla presenza di pionieri dell’unità dei cristiani quali il Cardinale Willebrands, il Cardinale Yves Congar, il Padre Jean-Marie Tillard e, non ultimo, San Giovanni Paolo II. L’Istituto conferisce titoli accademici per il clero, i religiosi e i laici che si preparano a diventare insegnanti di ecumenismo o delegati diocesani per l’ecumenismo, o che sono interessati ad una formazione continua in ecumenismo. Promuove inoltre la ricerca teologica in ecumenismo tramite l’organizzazione di seminari di ricerca e di conferenze pubbliche. È l’unico Istituto di Studi Ecumenici a Roma. 

Celebriamo quest’anno il centenario della nascita di San Giovanni Paolo II. Ha qualche ricordo personale di lui?

San Giovanni Paolo II è stato il primo Papa che ho visto, all’età di dieci anni. Fu durante la sua prima visita in Francia nel giugno 1980. Come boy-scout, ero lì per il suo famoso discorso tenuto all’aeroporto di Le Bourget, quando lanciò una sfida al mio Paese con la domanda: “Francia, figlia primogenita della Chiesa, sei tu fedele alle promesse del tuo battesimo?” Fu anche durante questo viaggio a Parigi che usò per la prima volta nel suo pontificato l’espressione “due polmoni”: “Non si può respirare da cristiani, direi di più, da cattolici, con un solo polmone; bisogna avere due polmoni, ossia orientale e occidentale”.  Anche se all’epoca non sono stato in grado di cogliere queste espressioni, e tantomeno di comprenderne il significato, posso dire che mi hanno accompagnato nel mio cammino spirituale. Ho capito più tardi che erano in qualche modo collegate. È “respirando di nuovo con due polmoni” che il mio Paese e i cristiani occidentali (e io personalmente), saranno fedeli al proprio battesimo.

Quest’anno è anche il Giubileo dell’Enciclica Ut unum sint.….

Sì, è stato 25 anni fa, il 25 maggio 1995. Era l’anno del mio noviziato come Domenicano. Questa enciclica mi colpì e fu come una chiamata per me. Capii che forse la mia vocazione sarebbe stata quella di servire questa unità voluta da Cristo. Infatti, Giovanni Paolo II afferma: “Credere in Cristo significa volere l’unità; volere l’unità significa volere la Chiesa; volere la Chiesa significa volere la comunione di grazia che corrisponde al disegno del Padre da tutta l’eternità”. Ecco qual è il senso significato della preghiera di Cristo: “Ut unum sint” (9). 

C’è qualcos’altro che vorrebbe condividere con i nostri lettori?

Vorrei ringraziare tutti i benefattori della Cattedra di P. McInnes per la loro generosità verso la nostra Università e l’Istituto di Studi Ecumenici. San Giovanni Paolo II era convinto che l’unità dei cristiani fosse la grande sfida della Chiesa del terzo millennio, che fosse la condizione per la credibilità del suo messaggio, l’efficacia della sua missione e la fecondità del suo dialogo con le altre religioni. Aiutando il nuovo Istituto Ecumenico dell’Angelicum, l’Università dove ha studiato Giovanni Paolo II, state aiutando il suo sogno di unità dei cristiani, per il quale Cristo ha pregato alla vigilia della sua Passione, affinché diventi realtà.

 

Photo: P. Hyacinthe con Papa Francesco e Il metropolita Hilarion, capo del dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca

Photo Credit: Vatican media